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Motivi di rifiuto cessione del quinto

Nonostante la cessione del quinto sia un prestito facilmente ottenibile, talvolta capita che venga negata sia ai lavoratori che ai pensionati. Generalmente i motivi di rifiuto della cessione del quinto sono di duplice natura:

  • motivazioni assicurative o di instabilità dell’azienda ( per i dipendenti privati)
  • motivazioni che ricadono sul richiedente
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Motivi di rifiuto cessione del quinto: assicurativi e di instabilità aziendale

Per aprire la cessione del quinto è necessario sottoscrivere un’assicurazione contro i rischi vita e impiego.

  • La mancata presentazione della copertura assicurativa, o dell’assicurazione idonea, determina senza ombra di dubbio il rifiuto della cessione.

Bisogna considerare inoltre la tipologia di azienda nel quale il dipendente privato lavora: 

  • se l’azienda presenta dei bilanci negativi, insolvenze o ritardi nel pagamento ai dipendenti di cessioni attive, la banca potrebbe valutare negativamente l’azienda e rifiutare il prestito.

Anche il caso di aziende troppo piccole (<16 dipendenti), o di aziende giovani e con pochi bilanci, potrebbe essere motivo di rifiuto. 

  • Infatti in assenza di uno pregresso storico dei bilanci, la banca non potrà valutare positivamente la stabilità dell’azienda.

Nel prossimo paragrafo approfondiremo i motivi di rifiuto della cessione del quinto quando al richiedente mancano delle garanzie.

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motivi di rifiuto cessione del quinto

Quando possono rifiutare cessione del quinto?

Vediamo come mai quando mancano delle garanzie al richiedente la banca o l’assicurazione possono rifiutare la cessione del quinto.

I motivi che possono spingere gli istituti di credito al rifiuto della cessione del quinto sono:

  • stato di salute del richiedente: lunghi periodi di malattia o la presenza di patologie gravi può essere motivo di rifiuto
  • età anagrafica troppo avanzata: generalmente è proprio a causa dell’età troppo avanzata dei pensionati che la banca rifiuta la cessione del quinto della pensione per mancanza di sicurezza nel rimborso del prestito futuro.
  • neoassunti, dipendenti part time o in apprendistato: in tutti questi casi la mancanza di un TFR maturato o di anni di servizio prestati e più in generale la precarietà del lavoro e l’assenza di uno storico di anni di servizio,  può compromettere l’accesso al finanziamento
  • contratto a tempo determinato: Molte banche concedono il finanziamento a richiedenti con lavoro determinato solamente se il prestito verrà rimborsato entro la scadenza del contratto di lavoro. 
  • reddito basso: la cessione del quinto prevede che la rata di rimborso sia di massimo ⅕ dello stipendio o pensione. Se il richiedente non è in grado di sostenere la rata, poiché non raggiungerebbe la soglia minima di sopravvivenza  (500€) rimborsando le rate, il prestito viene rifiutato.
motivi di rifiuto cessione del quinto

Rifiuto datore di lavoro cessione del quinto

La cessione del quinto è un diritto del lavoratore, disciplinato dalla Legge 180/50 e Finanziaria 2005. Di conseguenza se il datore di lavoro decide il rifiuto della cessione del quinto, sappi che la legge glielo impedisce.

Infatti il datore di lavoro non può rifiutare il contratto di prestito del lavoratore, ma anzi ha degli obblighi ben precisi da rispettare, come trattenere la rata dalla busta paga e versarla alla banca oppure rilasciare il certificato di stipendio se il lavoratore ha intenzione di richiedere la cessione del quinto.

Assicurazione rifiuta cessione del quinto

L’assicurazione che si sottoscrive al momento dell’apertura della cessione del quinto è quella di:

  • polizza rischio impiego
  • polizza rischio vita.

Se il richiedente ha patologie gravi, problemi di salute importanti o un’età troppo avanzata, l’assicurazione rifiuta la cessione del quinto e quindi rifiuta di sottoscrivere la polizza rischio vita al cliente, proprio perché il rischio è reale e dietro l’angolo.

Può succedere anche che l’assicurazione rifiuti di concedere la polizza rischio impiego al lavoratore, a seguito di controlli sulla stabilità aziendale o sulla posizione lavorativa del dipendente possibilmente precaria.